Storie di muri

di Vincenzo Denti
artista e docente di arte contemporanea

Nulla è più rivoluzionario del porre l’osservatore dinanzi ad un’immagine ferma.
In un contesto dove il tempo dedicato alla visione consapevole dei linguaggi artistici dura pochi minuti, se non secondi, proporre un’immagine immobile obbliga l’osservatore a muovere o meglio smuovere il pensiero.
Gli street artist accompagnano lo spettatore attraverso spazi mentali, lo fanno vivere in un luogo che è altro. Al di fuori dello spazio e del tempo, un luogo dove tutto può accadere dove il pensiero finalmente può muoversi libero realizzando opere, che interagendo con l’architettura, evidenziano elementi dove lo spazio e il tempo si amplificano. L’estrema attenzione posta ultimamente alle varie declinazioni dell’opera d’arte urbana, testimonia un reale interesse nei confronti della comunicazione contemporanea.

Si vuole capire il perché dell’esigenza degli artisti di lavorare nel tessuto urbano, si vogliono comprendere i temi e i soggetti rappresentati, se ne vuole capire lo scopo, visto che il mercato non potrà, salvo in alcuni casi, peraltro discutibili, appropriarsene. Eppure ci si confonde ancora, si pensa che lo scopo sia quello di “abbellire” quartieri e periferie dove una scarsa attenzione negli anni del boom economico ha prodotto brutta architettura e ancor più brutta urbanistica. Un bellissimo dipinto non correggrà mai un pessimo progetto architettonico, riesce solo a cammuffarlo distraendo lo sguardo. Chi espone il proprio lavoro, anzi, esegue il proprio lavoro per strada si mette in relazione con gli abitanti ed i frequentatori di quel luogo, risponde alle loro domande e sostiene le proprie scelte artistiche, spiega mille volte il progetto, le motivazioni di chi l’ha voluto e infine racconta di sé.

Abbiamo sentito parlare di rigenerazione urbana, di street art, di opera d’arte condivisa, partecipata e collettiva e bisogna fare chiarezza sui termini utilizzati.
Il messaggio politico e sociale che testimoniava al tempo stesso il disagio e l’orgoglio di vivere in alcuni quartieri metropolitani ha lasciato il posto alla realizzazione di opere d’arte condivise con gli abitanti del quartiere, che collaborano, talvolta, anche alla stesura del progetto oltre che alla realizzazione dell’intervento. Il “graffitaro” che si aggirava nottetempo con la spada di Damocle di una denuncia per imbrattamento ha lasciato il posto a professionisti che presentano progetti utilizzando la rendergrafica per descrivere le fasi di realizzazione, che collaborano con aziende, comuni, scuole, associazioni dalle più variegate nomenclature, che vengono contesi dalle università per workshop e docenze e passano in televisione a cercar di raccontare in pochi istanti, l’universo dalle infinite sfaccettature dell’arte di strada.
Il luogo dell’intervento diventa motivo di discussione e ricerca, gli abitanti, le scuole, le associazioni, sono coinvolte, si raccolgono spunti storici, culturali, sociali per realizzare un’opera che sia armonica con il tessuto umano ancor prima che urbano.

Nei progetti condivisi con le scuole, gli artisti si raccontano agli studenti e gli studenti raccontano la loro scuola, nascono così percorsi incrociati dove tutti hanno un ruolo assolutamente identico che è quello di far parte del collettivo che eseguirà l’opera, l’artista farà da coordinatore e l’opera sarà percepita come propria da ogni operatore. Che il dipinto sia esteticamente piacevole, è meno importante del fatto che dialoghi con il luogo, che s’interfacci con le realtà che dovranno viverci accanto, che sicuramente non sono interessate solamente a veder colorare palazzi.
Il rapporto degli studenti del Liceo Artistico Giulio Romano con l’intervento urbano ha radici ormai lontane.
Era il 2012 quando il collettivo Orticanoodles in collaborazione con il Liceo sostenuto dall’Azienda Ospedaliera cittadina, realizzava l’opera che ancora occhieggia sul muro perimetrale dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova. Il progetto prevedeva la realizzazione di grandi stencil a più livelli che riproducessero i volti dei Premi Nobel per la medicina per poi, riportali in una serie di fotogrammi sul muro. Alla precisione richiesta per la preparazione degli stencil, è seguito il cantiere che ha rafforzato, con mille difficoltà, la condivisione d’intenti tra studenti e artisti. Da allora gli studenti del Liceo hanno realizzato quasi ogni anno interventi urbani a Mantova e provincia in collaborazione con artisti della Street art, alternandoli a progetti e realizzazioni di installazioni artistiche per enti e realtà associative che operano sul territorio, hanno partecipato attivamente nella realtà del Creative Lab di Lunetta dove svolgono esperienza di alternanza scuola-lavoro.

Spesso si guarda l’intervento urbano utilizzando valutazioni legate alla comprensione del soggetto rappresentato, all’aderenza con il contesto architettonico, alla fruibilità dell’opera, ma in fondo, quello che rimane sul muro è sopratutto la testimonianza del percorso fatto tra l’artista e chi condivide la realizzazione dell’opera, è, a volte, solo un residuo, ed è giusto che invecchi e lasci la sua traccia delebile nel tessuto urbano. Il soggetto dell’intervento è tutto quello che sta tra il primo contatto con l’artista e l’ultimo pennello lavato. In questo spazio ho visto ragazzi con gli occhi pieni di curiosità e sentito discorsi costruttivi, ho visto curare con gli abbracci la fatica delle giornate in cantiere, ho visto sorrisi illuminare volti stanchi, sporchi di colore. Questo è quel che resta, un deposito nella memoria di chi condivide l’intervento urbano/umano, questo metterà una pietra angolare nella formazione di un cittadino. Chi dipinge un muro non lo sporcherà, chi racconta una storia avrà sempre cura del posto che ne custodisce la memoria.
Certo il fascino dell’artista che racconta la sua “verità” utilizzando la città come tela ci mancherà, ma oggi è più importante che la comunicazione artistica venga condivisa, che la rigenerazione urbana lasci un poco di posto alla rigenerazione umana.

SCARICA LA VERSIONE PDF DELL'ARTICOLO

PENSIERI SCRITTI è una rubrica inserita all'interno del progetto Creative Lab - Lo Spazio dell’Arte per Creative Living Lab, il premio della commissione del Mibac – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie Urbane scritto e ideato da Pantacon insieme a Caravan SetUp, selezionato tra i sei migliori a livello nazionale. Dopo aver coinvolto il quartiere Lunetta con laboratori condivisi di stampo creativo tramite i linguaggi della fotografia, della costruzione di fonti luminose e dell'arredo urbano con street art e stoffe, abbiamo dato carta bianca ad un esperto di rigenerazione urbana (Federico Fedel), ad un fotografo (Giuseppe Gradella), ad un artista e docente di arte contemporanea (Vincenzo Denti) e ad un assessore che a Mantova si occupa di ambiente, territorio e beni comuni (Andrea Murari) invitandoli a raccontarci una personale visione e l'esperienza vissuta in questo luogo di rigenerazione.

Tutte le foto sono di Giuseppe Gradella

mantova citta d arte e di cultura

Hub Santagnese10

Condividi con noi la tua idea di impresa culturale, il tuo progetto, le tue competenze: insieme possiamo fare molta più strada.

Newsletter

Vuoi ricevere la newsletter di Pantacon?
Inserisci qui il tuo indirizzo mail!

Hub Santagnese10

Condividi con noi la tua idea di impresa culturale, il tuo progetto, le tue competenze: insieme possiamo fare molta più strada.